Gioie e dolori della cera fatta in casa

In un mondo dove i capi di stato snobbano il riscaldamento globale, l’ecologia è f***ing important!

Oramai sono una fissata con la roba naturale e biologica. Penso che sia una reazione al fatto che, da bambina, ho mangiato tante di quelle cotolette spinacine che il mio carbon footprint ancora ne duole. Quindi cerco di starci molto attenta insomma. Il riso lo compro sfuso al negozio biologico, il miele mi arriva a casa dagli apicoltori locali e la carne non si mangia proprio, se non in casi di anemia eccessivi o in Sardegna.

Molte cose cerco di farle in casa. Tipo il pane (con successo), lo yogurt (con zero successo) oppure, una altra cosa che da qualche mese faccio regolarmente è la cera depilatoria allo zucchero, quella che si cuoce sul fornello e poi si lavora con le mani fino a fare una pallina. La ricetta di base è molto semplice. Potete andare su Youtube, scrivere “cera araba diy” e trovate tanti video che vi spiegano le dosi e il procedimento. Io ne ho provato diversi e diciamo che ho dei sentimenti contrastanti riguardo il risultato finale.

PRO:
– Allora cominciamo con le cose positive. Il bello di questa cera è che si fa con pochissimi ingredienti che solitamente tutti hanno in casa. Zucchero, limone e acqua del rubinetto. A volte anche sale, ma io lo dimentico la maggior parte delle volte.
– Una volta fatta si può conservare benissimo in un barattolo (riciclato dai barattoli di miele ovviamente) e sta li anche per mesi, tanto non gli fa niente. Quando serve si riscalda a bagnomaria.
– E’ economica. Punto. E contate che io altrimenti spendo quasi mezzo centone per la ceretta professionale.
– Ti puoi mettere a farti i peli un pò quando ti pare, senza dover fare grandi preparativi. Mentre guardi un film tipo ti puoi mettere li a farti i peli delle gambe.
– Non devi rispondere delle condizioni dei tuoi peli a nessuno. Ad esempio, puoi farti i peli delle ascelle senza l’angoscia di sudare dall’estetista, oppure puoi farti solo i polpacci e lasciare le cosce con i peli tanto la gonna sta sotto il ginocchio.
Caspita un sacco di pro! veniamo ora però alle note dolenti

CONTRO:
– A volte la pallina non viene. Niente, è un mistero. A volte viene una pallina di consistenza perfetta, appiccicosa sui peli e non sul resto. Altre volte boh, viene un casino. la cera si attacca alle dita o alla pelle e fa tipo effetto pasta del pane, che non riesci più a staccartelo dalle dita. Non sono ancora riuscita ad identificare il trick definitivo per evitare questo scempio, penso abbia qualcosa a che fare con la velocità di raffreddamento e quanta aria si incorpora mentre la cera si sfredda ma, ogni tanto, mi tocca cmq buttare tutto e rifare, il che è una grande rottura di palle.
– Non prende i peli medio corti. Non so se questo sia dovuto a qualche sbaglio mio tecnico o ai miei peli o alla mia pelle, ma fatto sta che devo aspettare di avere i peli davvero abbastanza lunghetti per poterli tirare via con questa cera. Il che in inverno non è un problema, ma in estate (ora) mi obbliga a optare per diverse opzioni di depilaggio.
– Ci vuole tempo. Sopratutto per aree più grandi, tipo le gambe, devi mettere in conto minimo mezzora a gamba, perché l’area che si depila in uno strappo è davvero piccola e bisogna passarci tante volte. Però as esempio per le ascelle è accettabile. un quarto d’ora e sono entrambe depilate, senza star li a fare la fila dell’estetista.

Insomma, dei pro molto importanti, ma anche dei contro abbastanza gravi. Quindi non so, mi sento di consigliarvi di provarla, ma non so se potrebbe essere un valido metodo esclusivo di depilazione…
Provando a tirare le somme e a dare qualche consiglio:

– Usatela regolarmente su aree piccole (ascelle, bikini laterale), prenderete dimestichezza e vi verrà sempre meglio.
– Dopo averla cotta o scaldata trasferitela in un contenitore di vetro e cominciate a sfreddarla girandola con un cucchiaio, cercando di incorporare aria, tipo meringa.
– Quando fate la pallina bagniatevi le dita un poco per evitare che vi si attacchi ovunque, ma non aggiungete troppa acqua, se no si spappola.
– Una pallina può essere usata a lungo e tira davvero tanti peli. Utilizzatela fino a che proprio non appiccica più oppure non fa più a tirarla.

E voi? Che rapporto avete con i vostri peli? Ma sopratutto, in estate come fate? Io in 28 anni ancora non ho trovato una soluzione decente per questa stagione di gambe scoperte… Una cosa mi sento di dire, la depilazione sono ore sprecate alla vita. E’ un tormento di Sisifo che affligge l’umanità. E non un tormento fisico eh, ma proprio mentale: andare dalla cerettista, fare la fila, star li ferma mentre questa tipa ti imbratta di cera….madonna che palle…

Annunci

La seppia: questa sconosciuta

Da bambina nella casa al mare c’era questo poster sulle varie specie di pesci e molluschi. Avendo passato ore a guardarlo e riguardarlo, a inventare storie con protagonisti gli animaletti, mi sono anche fatta una cultura di animali marini da tavola (naturalmente li ho anche mangiati tutti più volte ^^).

Tutt’oggi, vivendo in Germania, mi trovo spesso davanti a pesciofili ignoranti che non mi distinguono un calamaro da un polpo o da una seppia… qua è tutto Tintenfisch XD Ma vabbè, che ci vuoi fare, allora mi metto li a spiegare in modo più o meno gastroscientifico le differenze tra i poveri molluschi e i vari modi di prepararli.

La seppia in particolare, è uno di quelli più snobbato da queste parti, e non si trova mai dal pescivendolo nel al mercato. Forse non c’è mercato? Forse perchè è nera e un pò sporchevole? Ma nooooo, è buonissima non si può perdere!! Allora ecco una guida in collaborazione con mio babbo su come pulire e preparare una seppia facilmente e velocemente!

 

PULIRE LA SEPPIA SENZA SPORCARE LA CUCINA NE VOISTESSI:

  • Utensili. Tanto per cominciare munitevi di un piatto piano dove metterete gli scarti, un tagliere, una forbice e un lavandino con acqua corrente fredda.
  •  

  • Lavate la seppia intera sotto l’acqua rimuovendo il nero e l’appiccicoso che ha sulla pelle lavate bene anche fra i tentacoli togliendo eventuale sabbietta. Poi mettere la seppia sul tagliere sul dorso e aprite con la forbice la pancia, praticamente aprendola a libro.
    IMG_5494 IMG_5495

 

  • Ora dovete rimuovere le interiora e le branchie che non si mangiano. Aprite anche il sifone e pulitelo bene. Da tenere invece è il fegato (quello marrone chiaro) che darà poi il sapore al piatto cotto e la sacca del nero (quella piccola nera) nel caso vogliate usarla nella cottura (è buonaaaa, non fatevi schifare). Attenzione! La seppia ha molto più nero rispetto al polpo o al calamaro e bisogna stare attenti nel rimuoverla in modo che non si rompa (pena un casino nero XD): tagliate alla base il punto che la unisce alla bocca e dietro il punto in cui è unita alla viscere. Così intera si può anche frizzare.

    #casinonero #vitatranquilla

    A post shared by Ornella Giau (@ornellagiau) on

    IMG_5500

  • Ora mettevi sotto l’acqua e tirate via l’osso dalla sua membrana. Personalmente oltre a usare l’osso per i pettirossi non ne conosco altri usi… Voi?

    IMG_5505 IMG_5507

  • Ora siete praticamente pronti, dovete solo togliere la pelle (tirandola via come con la pelle della sogliola)  e il dente (semplicemente spingendolo fuori dai tentacoli).
  • Per sporcare ancora meno, vi consiglio di affettare direttamente seppia nella pentola dove la cucinerete, anche perchè ad esempio il fegato è molto sporchevole e se vi mettere a tagliarlo sul tagliere ne perderete la metà. Con la forbice tagliate semplicemente dei piccoli pezzi e buttateli direttamente in pentola.
    IMG_5514 (1)

 

Ecco, la seppia è pronta per essere cotta, con sugo, piselli, lenticchie, o in nero, come vi piace! Io l’adoro ma la mangio solo qui in sardegna perchè appunto non si trova facilmente oltralpe! Forse se diffonderete questo piccolo tutorial la richiesta aumenterà! 🙂

 

Siate tranquilli! Alla prossima

 

Come accettare se stessi (anche se si è delle schiappe)

Tutti noi combattiamo battaglie contro noi stessi. E per i motivi più vari!.
Per questo consiglio sempre di essere buoni con il prossimo, perchè non si sà mai quale casino quella persona si porta appresso.
Io sono a mio parere un grande esempio di guerre d’introspezione, sopratutto negli ultimi tempi, sto facendo veramente progressi nella mia inabilità di muovere il corpo in maniera coordinata durante una qualsiasi attività sportiva! Brava me, brava!

Eppure, c’è un ambito della vita in cui non riesco proprio ad avere successo, già dall’età di otto anni alle prese con il Dolce Forno, la pasticceria ed in generale le cose fatte al forno NON MI VENGONO!!!! XD
Non so che sia, seguo le ricette bene, metto i timer con il telefono, ma nulla, le torte, i biscotti, e gli assai di moda muffins, sono destinati a passare dalle mie mani amorose alla desolazione della pattumiera :(((

Oggi, dopo diversi tentativi morti male, sono riuscita a sfornare cinque muffins allo yogurt e limone (ricetta precisa dell’invece talentuosa Giulia detta Lella) quasi decenti. Il sapore c’era, erano cresciuti bene, ma l’interno niente, crudo era e crudo è rimasto una volta sfreddati. Oh, si possono mangiare eh, ma niente momento profumato tipo mulino bianco 🙂

L'accettazione

IMG_4816

IMG_4819

E che fare in questi casi? Il bello arriva qui, sapersi accettare anche se si è delle schiappe con i dolci. Vedere davanti a se una vita priva di cucine profumate di torte. Amen.
Una volte accettata questa visione, una volta sfornati tutti i muffins e dopo averli osservati con dolcezza, tutto sembrerà più semplice, capiremo che non è importante per nessuno che sappiamo sfornare giorno e notte dolci buonissimi, nessuno ce lo chiederà la prossima volta che usciamo di casa e incontriamo qualcuno.

Subito dopo questa rivelazione angelica potremo mettere in atto qualche tecnica di brainstorming per vedere come relegare il problema in uno spazio piccolissimo della nostra attenzione:

  • Circondarci di persone che non amano i dolci da forno o sono contrarie allo spreco di energia che un forno mette in atto
  • Non chiedere mai cose tipo “che buono, mi dai la ricetta” per evitare di creare aspettative negli altri e sopratutto il voi
  • Evitare la competizione
  • Cucinare magari un piatto di pasta e verdure o una zuppa che ci vengono tanto bene
  • Di tanto in tanto ritentare e ripetere i passaggi dall’inizio

E voi? Quale aspetto della vostra personalità/capacità vi mette spalle al muro e vi fa sentire delle schiappe? Avete la pazienza zen di accettarvi comunque?

Siate tranquilli, alla prossima!

Foodholiday: le monzette agliolio

Per una vita tranquilla è molto importante mangiare cose buone. Il cibo, oltre a stratificarsi sui fianchi, ci si stratifica nell’anima definendo un pò cosa siamo e cosa ci facciamo al mondo. Io di base mangio tutto… tutto quello che mi piace! XD Anzi più una cosa è “schifosetta” più la mangio!

Oggi come primo tutorial della nuova vita di sto blog, a prezzo speciale due tutorial in uno: Come cucinare le “monzette” e come mangiare le “monzette” con classe e raffinatezza.

Innanzitutto è necessario chiederci, ma cosa sono le monzette?
Allora dicesi monzetta quella lumaca un pò grandina, con il guscio scuro, che per andare in letargo si construisce una comoda tapparella di bava bianca e la fa sembrare una suoretta. Cucinate semplicemente alla agliolioepeperoncino sono assolutamente buonissime e sicuramente anche molto sane e ricche di sali minerali!

Se siete un pò schifiltosi forse non è il post per voi, ma comunque vi consiglio vivamente di provarle, perchè non hai vissuto se non hai mai provato il contrasto nel masticare il corpo mollino e grattarti la lingua con il guscio.

Ma iniziamo dal principio, gli ingredienti:

a testa circa 20 monzette, ma anche di più perchè si mangiano come le ciliegie
sale
aglio
olio, molto
peperoncino
pangrattato, abbastanza
– prezzemolo, opzionale

Come notate non sono previste dosi perchè questo è un piatto del più o meno, dove non si può proprio sbagliare, basta guardare dentro la pentola, valutare il profumo e regolarsi secondo i propri gusti.

1) STEP UNO: pulirle

IMG_4697 IMG_4698

Forse l’unica parte un pò laboriosa del tutto è pulire le monzette. Come ogni esserino piccolo con guscio bisogna controllarle una ad una per star certi che non siano morte (odoratele). Poi le mettete in acqua per una mezzoretta e aspettate che la patina bianca si ammorbidisca. Va rimossa da ogni lumaca e buttata. Al di sotto dovrete trovare l’animale bello arzillo, turgido e appiccicoso.

2) STEP DUE: cuocerle

IMG_4699

Mettetele in una pentola abbastanza grande, in modo che tutte le lumache stiano vicine vicine ma su un unico strato sul fondo, così che possano sfrigolare bene. Lasciatele cuocere prima solo con l’olio e l’aglio, succederà una cosa un pò schifosa ossia le monzette cominceranno a tirare fuori il muco proprio della loro specie, ma non impressionatevi, girate con un cucchiaio di legno e coprite con il coperchio, non durerà molto, solo qualche minuto poi evaporerà e rimarrete con un sughetto buono buono. Quando si sono un pò asciugate aggiungete il peperoncino e il prezzemolo. Il peperoncino è meglio se lo lasciate a pezzi grandi o intero così potete toglierlo a fine cottura.
Quando sono belle sfrigolanti aggiungete il pangrattato per asciugare ulteriormente la salsa e fare quella bella crosticina sui gusci.
Sono pronte!! chiudete il fuoco e lasciatele riposare un paio di minuti giusto per sfreddarle (dentro il guscio se le mangiate subito sono a temperature nucleare).

3) STEP ULTIMO: mangiatevele

Finito!! Ora avete il vostro piatto di monzette agliolio e potete passare la prossima mezzora a sgusciarle e mangiarvele. Ora ci sono due metodi per affrontare le lumache di questo tipo: o le tirate fuori con mani e stecchini e denti (modo più sporchevole che però a volte ci stà), oppure usate la technica GIAU, tramandata nella mia famiglia e che mi interesserebbe sapere se qualcun’altro usa o siamo solo noi così fini. Non c’è bisogno di utensili speciali, solo forchetta e coltello!! BUON APPETITO

come mangiare le monzette #howto #foodholiday #08

A post shared by Ornella Giau (@ornellagiau) on

Siate tranquilli, alla prossima!

2.0 il ritorno

Mamma mia, l’ultimo post qui risale al 2012!!!

  1. come passa in fretta il tempo???!!!
  2. ma che ho fatto in sti anni?

Allora inspirata dalla mia amica laragazzaconilturbante sono andata a rivedere il mio periodo blogghistico e devo dire che i post non erano niente male! Insomma ci sono circa duemila errori di ortografia, ma i testi a me divertono XD

Quindi perchè no, magari ricomincerò a produrre contenuti digitali seguendo questo filone dei consigli. Alla fine io amo essere organizzata, perchè una vita organizzata vuol dire una vita con taaaaanto tempo libero e fatiche risparmiate. Quindi si, tenetevi pronti per tante nuove idee e consigli per ottimizzare il vostro tempo e spazio!

Siccome durante questo silenzio mediatico di tre anni ho anche finito di essere studentessa e ho cominciato a lavorare per davvero, è il caso di cambiare taglio e titolo di questo blog. Quindi I Fuori Sede muore oggi e Tranquillissimamente ne prende il posto.

Giusto per fare un sunto anche a me stessa ecco i punti principale che sono cambiati dallo scorso post:

  • Ho finto la laurea a Venezia e mi sono de-trasferita via dalla mia casa bellissima e pulitissima che è stata teatro degli scorsi tutorial (ciao venezia ciao)
  • Ho iniziato a lavorare nel posto dove volevo lavorare, facendo quello che volevo fare (miii che culo!). La mia base attuale è Monaco di Baviera, quindi expat italiani di tutta la Germania ci saranno tanti consigli anche per voi
  • Non mi sono sposata ne ho fatto figli con l’individuo precedentemente identificato come “il fidanzato”. Non è neanche più il mio fidanzato.
  • Tutt’oggi vivo in un limbo tranquillo dove cerco di fare del bene a me stessa e agli altri fintanto che se lo meritano.

Ho già mille idee per post e tutorial vari. Temi preferenziali saranno vivere ecologicamente, yoga, routine ottimizzate, balcongiardinaggio, tecnologia che lavora per noi etc etc…. Fremoo!

Siate tranquilli, alla prossima!

Le delusioni: far lievitare le torte

Solitamente un blog si usa per dare consigli agli altri. Si raccontano le ricette che ci vengono bene e con tanti sorrisi le si condivide con la comunità. Anche perchè se no che li leggiamo a fare i blog di cucina?
Ecco oggi invece voglio parlarvi di qualcosa che NON mi riesce, una delusione culinaria, un insulto al masterchef che c’è in me. Non riesco a fare le torte.

Quando mi sono trasferita in una casa con forno mi sono detto “ah, finalmente farà le torte la domenica e tutta la casa profumerà di dolcezza”. Qualche mese fa ho provato a fare la torta di carote, mi grande passione, ed è venuta uno schifo. Non è salita, forse era anche un pò cruda….
Be fatto sta che oggi l’ho rifatta ed è venuta piatta ugualmenteeeeeee 😦

Torta alle carote sbagliata
Notare era mio intento seuguire la ricetta della tizia di Cotto e Mangiato

Ingredienti

  • Due uova intere
  • Due cucchiai di zucchero
  • Quattro cucchiai di farina – forse ce ne voleva di più?
  • Mezza bustina di lievito – sulla bustina c’è scritto che una bustina vale per 500 gr di farina e io state sicuri che ne ho messa moolta meno
  • Due carote grattuggiate – poverina senza frullatore

Preparazione

Montate le uova con lo zucchero, aggiunta la farina e il lievito e basta…messo in forno per 30 minuto a 160.

Risultato

Perchè non mi è uscita spumeggiante e alta con si vede nei video???? Alla fine non è cattiva, però insomma non è alta e rimane un pò pastosa…forse c’erano troppe uova rispetto alla farina…Forse doveva rimanere più tempo in forno…Forse ho fatto male a toglierla subito, visto che si è un pò afflosciata. Non so, spero sappiate darmi dei consigli, perchè fallire per ben due volte mi fa sentire un pò scema XD.

Una casa dal nulla: le cose non proprio fondamentali ma che ti accorgerai di volere

Oggi voglio raccontarvi la mia prima volta. E si. C´é una prima volta per tutto e ogni volta é un´emozione 😉 Per me é stata un´esperienza un pó strana, un pó alienante e sicuramente stancante. Vi dirò che alla fine dalla giornata ero veramente distrutta e mi facevano male tutti i muscoli….

Ovviamente parlo della prima volta che sono andata a vivere in una casa completamente nuova, vuota! XD

Che emozione! Entrare nella casa e trovarla COMPLETAMENTE vuota. Sembrerá banale ma non mi era mai capitato. Ho traslocato tante volte , peró sempre in case più o meno arredate. Certo mancava sempre qualcosa, peró alla fine c´era tutto per vivere.
Questa volta invece, il vuoto. Il nulla. L´impossibilitá di fare qualunque cosa. Non ti puoi sedere, non puoi poggiare i cappotti….il massimo che puoi fare é andare in bagno e farti la doccia….

E quindi sono entrata nella mia casetta monolocale nuovo con una valigetta e mi sono detta ” e adesso?”

Grazie a dio non ero da sola, e con il mio fidanzato ci siamo rimboccati le maniche e preparati psicologicamente ad una giornata di stanchezza e sudore.

Partendo da questa premessa vorrei scrivere qualche consiglio utile per chi si ritrova in questa situazione.
Perché alla fine é abbastanza facile comprare le cose fondamentali-fondamentali tipo letto, tavolo, sedie ecc ecc. Peró in questi mesi mi sono accorta che ci sono tutta una serie di cose non proprio indispensabili che peró ci si accorgerà di volere nei giorni immediatamente successivi al trasferimento e che ti costringono a ritornare in quel maledetto e meraviglioso posto che é IKEA.

Regole generali di comportamento

  • Innanzi tutto, regola scontata, cercate di pianificare in anticipo quali saranno i mobili grossi che comprerete. Prendete le misure e state ben attenti alla comodità delle cose, anche se é difficile non farsi prendere dall´euforia delle camerette ikea, così belle e piene. Ma avete notato il problema principale delle case ikea? Non ci sono finestre!!! ne porte! ci credo che puoi mettere la roba attaccata al muro XD
  • Regola numero due: fatevi ispirare. Contrario della regola precedente quindi XD Se una cosa vi piace e avete sopratutto una motivazione per comprarla (“a questo attrezzo da cucina sarebbe perfetto per pelare velocemente e contemporaneamente fare il ghiaccio per l´aperitivo”) be allora probabilmente vi servirà quindi compratelo subito così che non vi assalga la frustrazione in seguito (“accidenti ho tutti gli ingredienti pronti, l´acqua già bolle ma mi ritrovo senza quel fantastico aggeggio che mi permetterebbe di finire il lavoro in 2 minuti”)

Cose che vorrete

  • Due paia di lenzuola. Io ancor oggi mi trovo nella situazione di dover lavare le lenzuola la mattina e asciugarle con l´asciugatrice per poi rimetterle la notte, con immenso dispendio di energia elettrica!!!
  • Attrezzi da cucina e relativi appendini. Gli attrezzi per cucinare non sono mai abbastanza
  • Coltelli che tagliano!! Non fatevi prendere dal set di dieci coltelli a 15 euro. probabilmente fanno schifo e vi occupano spazio. Compratene uno decente per cucinare oppure diversi coltelli da bistecca che potete usare anche per tagliare verdure ecc… Consiglio non fidatevi di ikea.
  • Tende e tappeti. Sembra che non servano, ma al mattino dopo, quando si sole vi busserà sulla capoccia vi ricorderete perché dovevate comprarle! i tappeti compratene diversi per il bagno, stessa motivazione delle lenzuola
  • Un consiglio controcorrente é quello di comprare un solo cestino della mondezza. Se vivete in un monolocale l´orndine é fondamentale e la voglia di buttare 4 pattumiere diverse (bagno, cucina, sala, balcone) é poca. Quindi anche se sará scomodo, abituatevi a avere un cestino per tutto (raccolta differenziata a parte).
  • Aggeggi del bagno. ovviamente compatibilmente con lo spazio disponibile cercate che arredare il bagno quanto più potete. Concentrarsi anche sui dettagli vi ripagherà della fatica spesa a costruire i mobili basilari.

Questi sono solo alcuni dei consigli che spero vi aiuteranno a sopravvivere nei primo giorni dopo un trasferimento. Buon lavoro a tutti!

Cucinare al Nord II

Vi dicevo appunto che una mie delle maggiori difficoltà in questo paese é adattarmi ai gusti culinari, specialmente a quelli del mio fidanzato, che appunto vivrebbe di pane, formaggio e uova.

Particolarmente difficile é, come per i bambini, cucinare il pesce in maniera appetibile. La prima volta che ci provai, facendo una salsina secondo me niente male, una specie di pesto con senape, ricevetti la risposta “questa non é una salsa” perché non era cremosa e pannosa abbastanza. Insomma, una vera tristezza O.O

Allora questa settimana ho cercato su internet, comprato libri e giornali di cucina e sorprendentemente ho tirato fuori una combinazione di ricette che sarebbe potuta piacere sia a me che a lui.

Pesce avvolto nel prosciutto con salsa allo zafferano e contorno di lenticchie e carote.

Ingredienti

  • un mezzo bicchiere di lenticchie crude, anche non ammollate
  • mezza carota
  • cipolla
  • un pentolino di brodo
  • due fette di prosciutto crudo tagliato un pó spesso
  • filetto di pesce bianco, merluzzo, sogliola, quello che volete
  • olio e poco limone

Per la salsa (abbondante per due persone)

  • bustina di zaffferano, non tutta…io l´ho messa tutta ed é venuto un pó troppo saporita
  • 50 gr di burro
  • un cucchiaio di farina
  • Pochino di brodo, quello avanzato dalle lenticchie

Preparazione

Allora. Come si é ben capito questa storia delle salse ecc ecc fa si che in cucina si sporchino sessanta pentole e ci voglia un pó di multitasking per preparate tutto allo stesso tempo. Qui di seguito scriverò il metodo che ho usato io, cercando di ottimizzare i tempi.

Prima di tutto mettete a bollire le lenticchie in acqua senza sale. Da me hanno bollito circa 20 minuti, il tempo di guardarmi in tv “Das Perfekte Dinner” e mettere a posto un pó la casa. Poi Le ho scolate non proprio cottissime, ma ancora un pó durette. Scolate, sciacquate sotto lácqua del rubinetto e rimesse in padella con cipolla e carote tagliate piccole. Ho fatto soffriggere per un pochino e poi ho cominciato ad aggiungere brodo, tipo risotto, e cotto il tutto con il coperchio chiuso.

A questo punto si puó cominciare a preparare il pesce. Sciacquate il filetto, asciugatelo e NON salatelo. Avvolgetelo nelle fette di prosciutto e se necessario fermatelo con uno stecchino. Fatto ció mettete tutto in una padella con olio e poco limone. Accendete a fuoco medio e aspettate che soffrigga. Appena diventa caldo cominciate a rigirare gli “involtini” e attenti che non si bruci. Se é troppo caldo aggiungeteci un pó d´ acqua così che facci a vapore e cuocia il pesce anche dentro. A questo punto é questione di gusti, e di occhio. Le lenticchie e le carote vanno spente quanto , assaggianti le carote vi sembrano morbide abbastanza. Il pesce va controllato dopo pochi minuti aprendo con forchetta e coltello nel mezzo e vedendo se dentro é ancora crudo (quando é tutto bianco é cotto).

Quando entrambi sono cotti allora spegnete il fuoco e con l´avanzo del brodo delle lenticchie cominciate a preparare la salsa. In ogni caso, se non volete che vi avanzi salsa per i prossimi cento anni fatene massimo una mezza tazza. Quindi, con il brodo ancora dentro il suo pentolino, scioglieteci dentro il burro e lo zafferano. Usate una frusta per amalgamare bene e sciogliere lo zafferano (mistero della fede: perché non mi si scioglie mai lo zafferano completamente?). Aggiungete in due trance il singolo cucchiaio di farina e girate bene, come se doveste fare la besciamella, magari quando comincia ad addensarsi passate dalla frusta al cucchiaio. Se non é giá abbastanza densa, mettete la pentola sul fuoco più piccolo e mescolate bene bene finché non raggiunge la densità desiderata. State attenti in questa fase, perché sul fuoco la salsa sembra liquida, e quindi state li a addensare, poi la togliete ed ecco che diventa una specie di gelatina sbobbosa. Io stessa ancora non ho raggiunto il livello master, quindi mi sento di dirvi, meglio liquida che papposa!! 🙂

Fine della ricetta

Cucinare al nord

Mi sono trasferita in Germania. E sono felice.
Qui ho il mio fidanzato, amici, lavoro e una casetta da arredare che viene su sempre più bellina 🙂

Peró peró, come dice il mio ragazzo, non sono mai contenta, e ci sono delle cose che proprio non mi vanno giú. Una di queste é il tempo e va be….ci passo sopra, mi sto abituando piano piano e penso diventerò sempre meno freddolosa.
L´altra é il cibo! Proprio ora che mi ero abituata bene ai coldiretti veneziani con tutte quelle verdure fresche e ITALIANE, ecco che mi ritrovo con una scelta quanto mai ridotta, anzi ridottissima, per non parlare della provenienza…

Inoltre, convivendo da poco, mi cimento anche nella dura arte di soddisfare i gusti del proprio partner, che essendo lui stesso tedesco, non incontra per nulla il mio amore per i sapore delle verdure e dei legumi e del pesce ma anzi fosse per lui mangerebbe solo salse pannose.

E quindi é questa la situazione in cui mi trovo al momento. Ora, mettendo da parte i dissapori, cercherò di riassumere le conclusioni parziali a cui sono arrivata.

A quanto ho capito qui usano molto le salse, fatte diciamo “a parte” rispetto al cibo stesso. Mentre io tutta la vita ho mangiato le salsine che venivano fuori dalla cottura del cibo, vedi pesce e fettine di carne. Siccome quelle pannose e burrose non é che mi piacciano molto, allora mi sono dedicata alla scoperta di salsine verdi, fate con erbette e olio e aceto. La reazione del mio fidanzato é stata “questa non é una salsa perché non é cremosa”. Ecco.

Inoltre, una cosa che mi manca proprio in questo momento sono le zucchine buone. piccole, giovani. Per il momento ne ho trovato solo geneticamente modificate e non molto saporite.

Le cose positive sono che si trovano i broccoli anche in estate visto il freddo XD. Inoltre al supermercato ci sono un sacco di verdure sconosciute tra cui 600 tipi di kohl e i gambi di rabarbaro che al momento mi intrigano abbastanza….che sapore hanno? a cosa si possono paragonare? Consigli e minilezioni sono ben accetti 🙂

Eataly, ruota delle stagioni

Eataly, ruota delle stagioni

La scorsa settimana abbiamo fatto un workshop all’uni con un tizio venuto da Torino. Guardando in sito del suo studio mi sono imbattuta in questa fantastica infografica che, magari non sarà tra le più innovative, ma è sicuramente utilissima per noi studenti preoccupati.
Credo proprio che la stamperò e me la attaccherò in camera così potrò sapere finalemnte quando inizia la stagione delle mie verdure preferite. E’ interessante perchè si crea quel senso di aspettativa che i supermercati hanno eliminato, e si apprezzano anche di più le vedure che stanno per finire. Ad esempio, sebbene non ne possa più di mangiare cavoli, il pensiero che fra qualche settimana non li troverò più mi spinge a cucinarli più spesso.
A quanto pare il periodo dei carciofi è già iniziato, ma alle bancarelle veneziane non sembra importare….forse al mercato di Rialto sono già arrivati ma a santa Margherita ancora niente. Per le mie amate zucchine dovremo aspettare fino ad aprile invece 😦

Eataly, è un progetto sviluppato dallo studio Todo di Torino che si occupa di interaction design.